ADHD: scuola e famiglia possono parlarsi anche quando qualcosa funziona
«Oggi ha disturbato».«Non ha finito».«Si è alzato continuamente».
Quando la comunicazione tra scuola e famiglia contiene soltanto difficoltà, ogni messaggio può diventare fonte di preoccupazione. Il genitore si prepara a difendersi, l’insegnante teme di non essere ascoltato e il bambino rischia di sentirsi raccontato sempre attraverso ciò che non riesce a fare.
Possiamo costruire uno scambio più utile?
Partire da una descrizione concreta
«Non si impegna» esprime un giudizio, ma offre poche informazioni per intervenire.
«Durante il lavoro individuale ha iniziato dopo che abbiamo letto insieme la prima consegna» descrive invece una situazione e un aiuto che potrebbe essere utile riprovare.
I CDC indicano la collaborazione tra famiglia e scuola e la gestione comportamentale in classe tra gli elementi importanti del sostegno agli alunni con ADHD. Tra gli strumenti descritti compaiono anche riscontri quotidiani e rinforzi dei comportamenti desiderati.
Condividere un obiettivo piccolo
Un esempio di accordo potrebbe essere:
«Questa settimana osserviamo l’avvio del lavoro: riesce a cominciare il primo esercizio con una consegna breve e un richiamo discreto?».
È più facile confrontarsi su un’azione osservabile che su richieste generiche come «Deve comportarsi meglio».
Possiamo annotare:
che cosa era richiesto;
quale sostegno è stato offerto;
che cosa è riuscito;
quale difficoltà resta.
Questa è una proposta pratica di comunicazione, da adattare al bambino e al tempo disponibile.
Raccontare anche i progressi
«Ha chiesto aiuto prima di abbandonare il compito».
Una frase così non nasconde le difficoltà: aggiunge un’informazione preziosa. Permette di riconoscere una competenza emergente e di capire quali condizioni la favoriscono.
Anche il bambino può partecipare: «Che cosa ti ha aiutato oggi? Che cosa possiamo cambiare domani?».
Confrontarsi senza cercare un colpevole
Le linee guida NICE sottolineano il valore dello scambio con la scuola, con il consenso necessario, per condividere bisogni, adattamenti e riscontri. Precisano inoltre che proporre un percorso di sostegno ai genitori non significa considerarli cattivi educatori.
Scuola e casa possono osservare comportamenti diversi. Mettere insieme queste informazioni aiuta a formulare domande migliori e a scegliere sostegni più adatti.
Il messaggio che vogliamo far arrivare al bambino è concreto: «Gli adulti si stanno parlando per aiutarti a riuscire».
Fonti :
CDC — ADHD in the Classroom.
NICE — Attention deficit hyperactivity disorder: diagnosis and management, NG87, raccomandazioni 1.4.11–1.4.12. Il riferimento riguarda indicazioni cliniche ed educative, non la normativa scolastica italiana.
Maestra Tiziana • Tutor ADHD





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